Il gas naturale cioè quello che si trova presente nei giacimenti sotterranei e ha una distribuzione piuttosto complessa nel mondo. Ci sono paesi che sono sostanzialmente privi di riserve e giacimenti significativi, tra cui ad esempio molti stati europei.

Altri, invece, ne hanno piccole quantità che rendono improponibile un processo di estrazione a fronte dei costi di installazione delle infrastrutture e altri invece che possono contare su riserve di molte decine di miliardi di metri cubi ancora da estrarre.

 

Quali sono i produttori di gas naturale?

 

Tra i maggiori produttori di gas in assoluto al mondo, cioè quelli che vantano le riserve più grandi, parecchi ordini di grandezza superiori rispetto a quelle italiane, troviamo la Russia, che vanta all’incirca una riserva di 47,8 trilioni di metri cubi e che da sola monopolizza quasi completamente il mercato.

Direttamente a seguire c’è l’Iran con 33,99 trilioni di metri cubi, ma che deve fare i conti con pesanti sanzioni che vanno avanti da decenni e rendono difficile lo scambio commerciale diretto della materia prima.

Segue poi il minuscolo stato del Qatar che da solo può fornire fino a 23,8 trilioni di metri cubi e poi gli Stati Uniti, che hanno una riserva interna stimata di 13,8 trilioni di metri cubi e quindi non sono in cima alla classifica.

Giusto per avere una proporzione, l’Italia rispetto a questi colossi vanta soltanto una disponibilità infinitesimale di 45,7 miliardi di metri cubi, pur essendo uno degli Stati che ha un consumo pro capite più elevato di questa risorsa. La nostra penisola è la prima per quanto riguarda gli stoccaggi di riserve nell’Unione Europea.

Altri Stati che possono vantare grosse riserve sono Arabia Saudita, che sta differenziando la proposta, affiancando il gas al petrolio. Ci sono poi Canada, Ucraina, Norvegia, Cina, India, Australia e alcuni stati africani.

Degno di nota è anche il complesso dei giacimenti di gas del Venezuela, a sua volta sottoposto a forti limitazioni e con infrastrutture non sempre all’altezza.

 

Quali sono le prospettive?

 

Per quanto riguarda la Russia, al centro dei recenti problemi che hanno postato a un’impennata del costo del gas, in particolare del metano, i due giacimenti più grandi sono rappresentati dalle aree siberiane di Urengoy e Yamburg, che attualmente sono i campi più produttivi e quelli soprattutto dei quali arriva il metano per gran parte dell’Europa, soprattutto per l’Italia e la Germania.

Sono in particolare i Paesi europei a maggiore industrializzazione che si trovano in una situazione complicata, visto che noi al mondo abitiamo nel quinto paese importatore con 70,9 miliardi di metri cubi ogni anno. In cima c’è la Cina con 121 miliardi di metri cubi in crescita.

A fianco delle riserve, quasi la metà delle quali si trovano stoccate in giacimenti in Italia, bisogna anche considerare le fette di mercato che vedono la Russia come maggior esportatore in assoluto. con 256 miliardi di metri cubi in particolare diretti verso l’Europa.

Seguono gli Stati Uniti con 149 miliardi e il Qatar con 126 miliardi di metri cubi annui, ma per questi due paesi le prospettive di soddisfare i bisogni europei non sono una priorità assoluta.

Al momento risulta essere molto difficile accaparrarsi quote maggiori al di fuori dei vigenti contratti di scambio con la Russia, perché i paesi fornitori di gas lo stanno già vendendo ai loro clienti storici e non possono incrementare nel breve periodo la quantità prodotta con le attuali infrastrutture.

Sono anche frenati dall’apertura dei rubinetti, perché vedono affacciarsi il rischio di una crisi energetica più rapida di quanto preventivato nei loro piani di sviluppo, perché le riserve sono limitate e i tempi di rigenerazione geologici, rendendo il business del gas solo una relativamente breve finestra nelle loro economie.